Sole Rosi, il "Vecchio Leone" e il cuore labronico del surf

Quando si parla delle radici del surf in Italia, e in particolare in Toscana, è impossibile non nominare Sole Rosi. Conosciuto amichevolmente nell'ambiente come "il vecchio leone", Rosi è una figura leggendaria che ancora oggi riceve rispetto incondizionato da chiunque si trovi in acqua con lui.
In questa nuova puntata della nostra rubrica dedicata ai pesi massimi della tavola, abbandoniamo per un attimo le arene internazionali per celebrare un vero e proprio purosangue locale. Come abbiamo già esplorato nel nostro approfondimento sulla nascita del surf nel Mediterraneo, lo sviluppo di questo sport sulle nostre coste ha richiesto una dedizione feroce. Per noi diSons of the Ocean,Sole Rosirappresenta letteralmente l’incarnazione di quello spirito di sacrificio e passione pura.

Le origini: plancette da windsurf, corde e caviglie segnate
La storia di Sole Rosi con il mare prende forma nei primi anni ’80, alimentata dalla maestosità delle mareggiate e dall’esempio di pionieri assoluti come suo fratello Jonathan e Michele Romano. Erano tempi in cui i materiali tecnici di oggi semplicemente non esistevano.
Gli albori del surf labronico si basavano sull’adattamento di rudimentali plancette da windsurf. Un aneddoto che definisce perfettamente la dedizione di quella generazione riguarda i leash: in assenza di cavigliere moderne, i surfisti usavano delle semplici corde legate alla caviglia. Come ricorda lo stesso Sole, le sessioni si concludevano spesso con ferite e lividi. Una vera e propria gavetta fisica, mossa dalla ricerca di quella libertà primordiale raccontata neigrandi classici della cinematografia surfistica che ogni appassionato dovrebbe conoscere.
Il Sale di Antignano: molto più di uno spot, una famiglia
Raccontare Sole Rosi significa inevitabilmente parlare del“Sale”, lo storico spot di Antignano a Livorno, di cui Sole è ampiamente riconosciuto come il “Re” indiscusso. Prima dell’era di internet e delle previsioni a portata di smartphone, quella primissima tribù di “locals” viveva letteralmente la spiaggia, dormendo lì per aspettare l’arrivo delle onde all’alba.
Il celebre muro del Sale era una vera e propria seconda casa. Era un periodo fatto di falò, di pomeriggi infiniti, ma anche di severa difesa del proprio territorio, poiché il Sale offriva e offre tuttora condizioni impegnative su fondale roccioso in cui è facile farsi male se inesperti. Grazie a quella generazione e alla loro costante presenza, oggi questo tratto di costa è considerato una perla assoluta, tanto da essere spesso paragonato, per qualità dell’onda, ad altri leggendari spot italiani di caratura internazionale.

La filosofia del "Vecchio Leone" contro l'era dei like
Se molti atleti contemporanei rincorrono la celebrità, Sole Rosi si muove nella direzione diametralmente opposta. Invitato a riflettere sull’evoluzione di questo sport, Rosi ha una visione chiara: l’oceano e l’atto di scivolare sull’onda rimangono immutati, ma è il contorno ad aver perso aderenza con la realtà.
Si distacca nettamente dalla moderna “surf culture” basata sull’apparire, sulla rincorsa agli sponsor e sulla ricerca ossessiva di follower. È un approccio intimo e silenzioso, lo stesso che noi di Sons of the Ocean cerchiamo di preservare sostenendo le iniziative locali per la salvaguardia del nostro litorale e delle nostre radici.
Oggi, Sole si divide tra il lavoro, la sua famiglia a cui augura di trovare la stessa via di fuga e libertà che lui ha trovato nell’acqua salata e, naturalmente, la line-up. Lontano dalle telecamere, ma sempre esattamente dove deve essere: al picco, pronto a remare la prossima onda.


