Andrea Orsini, ciao tsunami

Andrea Orsini

Andrea Orsini.
Un onda, un vulcano, uno tsunami,un sole, un terremoto, un delfino, un cuore. Un raggio di luce in una tempesta, un vento che spazza via il male, una nota imprecisa in una canzone stupenda, una risata urlante in una giornata storta, un pesciolino in una mareggiata gigante, un fiore in un immenso deserto.

Il ricordo di Andrea Cannavò

Un onda, un vulcano, uno tsunami,un sole, un terremoto, un delfino, un cuore. Un raggio di luce in una tempesta, un vento che spazza via il male, una nota imprecisa in una canzone stupenda, una risata urlante in una giornata storta, un pesciolino in una mareggiata gigante, un fiore in un immenso deserto.

Andrea Orsini detto il busta era tutto questo e molto altro di più.  Un amico, un fratello, un figlio aquisito, un atleta, un istruttore, un giovane saggio sprizzante di energia che non mollava mai, veramente mai.  Si presentò alla scuola con suo fratello piccolo e grassottello, un po’ traballante con poco equilibrio ma tanta grinta, e piano piano quella tenacia venne fuori in maniera straripante e trasformò quel suo dondolio insicuro in un solido e sicuro surfista. Perché si lui è il vero surfista quello di una volta, quello che non si vanta e posta foto anonime ogni giorno sui social,ma quello che va alla ricerca dello spot dell emozione e del posto nuovo da ammirare e gustarsi da solo o con gli amici e tener nel suo cuore quella bella giornata piena di emozioni.

Più che uno studente modello era un ottimo lavoratore, una ragazzo che amava fare per gli altri più che per se stesso.

Amava aiutare le persone meno abili insieme alla sua ragazza a Livorno e alla nostra scuola con tutto il cuore è quella sua energia infinita che lo distingueva dagli altri. 

Lasciarlo fermo su una sedia era una penitenza per lui che doveva correre muoversi fare parlare e soprattutto surfare. Amava tutto ciò che era acqua e surf: mare e montagna, skate e longboard, snowboard e bodyboard , surf e pesca, gare e funghi,tutto purché le giornate fossero di 48 ore perché 24 a lui non bastavano per vivere bene in movimento. 

L’alba per lui era il momento più bello, viverla per iniziare la giornata di surf di snow o di pesca con i suoi amici era essenziale, come essenziale era chi gli stava accanto, Elisa la sua metà, la sua forza il suo bastone, il suo amore , un saldo muro dove appoggiarsi.

Come i suoi amici e la sua scuola di surf punto fermo è irremovibile della sua vita con cui ha condiviso ogni minuto della sua vita fino alla fine.

Un giorno mi disse che sarebbero partiti per l’Australia con Elisa, la sua donna, per andare a vivere laggiù dove li aspettavano due nostri vecchi istruttori della scuola, di cui la sorella di Elisa. Triste di dover lasciare andare due persone così belle che erano creciute lì con noi, ma felice come un padre che volessero trovare loro stessi nelle onde in un paese bello ma così lontano.

Passavano giorni a mandarmi foto a raccontarmi,a farmi vedere come era un vero surfista che viveva di campeggio con un costume e piedi scalzi tra lavoro e la ricerca di onde.

Poi la più brutta notizia del mondo per un ragazzo di 20 anni: ho un tumore e devo tornare in Italia per capire che tumore è.

Li tanti sarebbero vacillati è crollati,insieme a sogni di vita spezzati,ma nonostante il dolore che crea questa situazione, lui ha deciso di vivere con forza e vita tutto questo male per se e per gli altri, vivendo giorno per giorno.

E così ha fatto cercando di non far sapere a nessuno quanto male stava, tanto che per molti credevano addirittura che l’avesse superata, solo la sua donna, la sua famiglia e gli amici stretti sapevano la realtà in cui viveva. 

In questi tre anni di dolori e cure intensive il nostro Andrea però si è preso delle notevoli soddisfazioni 

Dopo aver fatto i mondiali junior con la nazionale di surf categoria bodyboard in Portogallo a 16 anni, si è dato a tutte le discipline dal surf al long allo skate, surf skate e snowboard.

Ma più la malattia avanzava e lo distruggeva e più lui combatteva e migliorava il suo surf.

Come quel giorno che a Camaiore in una giornata con mare gigante i giudici gli dissero di buttarsi dalla spiaggia invece che dal molo come i suoi avversari.

Dopo 20 minuti di duck però si rende conto che non sarebbe mai arrivato sul picco da lì così è uscito a corsa e si è tuffato dal molo e con solo 10 minuti di batteria usando il suo ultimo globulo rosso è riuscito a battere tutti e arrivare in semifinale.

Oppure quando alla gara al Garagolo a rosignano contro ogni pronostico con un mare sempre più forte e grande è arrivato ai quarti di finale col surf e in finale col bodyboard facendo più batterie di tutti in mare e regalandosi l’abbraccio di tutti i suoi amici e non increduli dell’impresa ottenuta. 

Ma la cosa più bella che ci terremo dentro di noi era quella forza di farci ridere e sorridere con una battuta nei suoi momenti più bui, come se volesse che non soffrissimo come lui e per lui. 

Una cosa di una grandezza enorme che porteremo tutti nel nostro cuore e che domani domenica 19 aprile ricorderemo tutti in mare con un enorme paddle out all’alba al Garagolo il suo spot di casa in un cerchio della vita che per lui si è chiuso per rimanere per sempre dentro i nostri cuori.

Grazie Andrea di averci dato il privilegio di vivere insieme a te quest’avventura e viaggia alla ricerca della tua onda perfetta nel immenso universo che ti circonda.